
.
il bacio di una regina dalla lingua straniera.
La terra era oltre.
Nell’arca schiumava
la pazzia di un marinaio,
e la sete,
e la noia.
Nell’aria restava la polvere estiva,
un antico sudore di porti.
L’acqua marciva negli otri.
Dal mare salivano ombre,
corone ossidate, il fiato dei morti.
Per anni lui l’aveva sognata.
Per anni l’aveva chiamata
attraverso deserti scolpiti dal vento
e valli di grano.
Poi nell’alba quel grido:
‘Terra, terra!’
Là in fondo c’era solo la nebbia:
il silenzio del mare
il silenzio del mare.
Una foglia dormiva sull’acqua.
E dal cielo scese uno stormo di passeri,
sul mondo cadde una polvere d’oro.
Gli uomini scesero a terra
con la spada e la croce.
Sulla riva trovarono
lo scheletro di una balena,
fiori bianchi
le piume di un colibrì.
Coricata nell’ombra
una forma d’argilla
con dentro una costola d’uomo.
(testo di apertura di una silloge in costruzione intitolata Nuovo Mondo).
r. matarazzo: EX LIBRIS


SILENZI IN FORMA DI POESIA:
performance, versi, gesti e musica.
a cura di Bianca Madeccia
All’interno della 13° edizione del Festival del “Maggio Sermonetano” , un mini-festival di tre giorni che nasce con l’intento di testimoniare la ricchezza di linguaggi, stili e messaggi che si muovono nei cantieri della poesia italiana contemporanea.

Negli anni tremendi della esovscina ho passato diciassette mesi in fila davanti alle carceri di Leningrado. Una volta qualcuno mi “riconobbe”. Allora una donna dalle labbra livide che stava dietro di me e che, sicuramente, non aveva mai sentito il mio nome, si riscosse dal torpore che era caratteristico di noi tutti e mi domandò in un orecchio (lì tutti parlavano sussurrando):
Ma questo lei può descriverlo?
E io dissi:
- Posso.
Allora una sorta di sorriso scivolò lungo quello che un tempo era stato il suo volto.
Anna Achmatova
In luogo di prefazione.
Anna
Verranno a chiederti i nomi
la fragranza di un’arancia e la voce del pianto.
Ricorderai l’infanzia sui capelli di Lev,
il colore delle case lungo le sponde del Neva.
Scriverai ancora
per l’amore vivo come una piaga,
per il figlio perduto.
Verranno. Di nuovo verranno.
In un tempo
che non perdona le grida ai bambini,
le morti senza il gran finale.
Ti chiederanno la fede d’oro
e la pace di un verso.
Nella bocca avrai il silenzio di altre madri
e il dolore stretto ai dieci rubli
che hai portato per comprare il suo pane.
Oggi il sole brillava davanti alla prigione.
Qualcuno ti ha detto
che non c’è posto per l’odio nel cuore di un poeta.
Oggi il sole brillava,
ma quello che volevi era solo tuo figlio,
un giorno pieno di cose da fare
con il bucato da stendere, le verdure da cuocere
la sua camicia da rammendare.
Oggi aprile fioriva di bianco
e tu sentivi una voce parlare da sola,
salire le scale,
i passi di una madre battere e battere
in una stanza vuota.
Hai pagato per la sua fame,
per la colpa di un nome.
Non c’è posto per l’odio nelle bocche dei poeti,
ma le loro voci divorano il cielo.
Vivi per l’ultima volta
come rondine, come acero,
come giunco o stella.
L’eco si farà dolce sulla riva dei tuoi fiumi.
Ti incontreremo nei palazzi d’inverno,
ai bordi rosati dell’Asia.
Avrai la bocca socchiusa,
il profumo dei narcisi nelle piazze di Pietroburgo.
(Da: Inanna, Ed. Mobydick
Da questo importante testo pubblicato dal Saggiatore Editore nel '75, L'arte di Amare di Erich fromm, un mio recente ex libris teso ad omaggiarlo.
Fu, a suo tempo, testo importante per i Movimenti anni '60-'70 e non credo abbia perso freschezza e acume, intelligenza e stimolo verso costruzione di rapporti interpersonali più sottilmente amorosi.
Certo i Movimenti dell'epoca hanno fatto il proprio tempo ma non condivido che siano, oggi, del tutto vituperati e massacrati identificando epifenomeni legati al terrorismo con tutto il Movimento stesso!
Basta rileggere un tantino le righe di questo saggio e un universo di speranze ancora si intravede e a dispetto di chi attualmente detiene il Potere, i Poteri.
erremme
Vivere, ferocemente ilari
nel vino che cola nel lavello
porpora scura di aceto già
fiorito,
bavaglio di calore questo assito
pieno di terra,
rovistano le tane sorci e volpi.
Vivere, senza domande
il cielo slabbra un tetto
nudo aperto, a piedi sino al pozzo
che gorgoglia, la mappa del ritorno
cancellata,
di spalle nella foto la ragazza
la linea delle gambe ancora intatta.
LE DUE FACCE DELLA LUNA

Ore 19,30
PENGUIN CAFE’
(Via Santa Lucia, 88)
Mimmo Grasso e Raffaele Piazza
presentano
Viola Amarelli Bianca Madeccia
FUORIGIOCO L’ACQUA E LA PIETRA
(Joker,2007) (Lietocolle,2007)
Moderatore: Diego Nuzzo
Voce recitante: Renata Di Martino
Chitarra: Gerardo Fusco

La madre 
Impasta cenere con calce, o gesso
va a sapere, per ricoprire
braccia e gambe, bistra gli occhi
non rido se mi tocca naso e bocca
vorrebbe difendermi di cuore
sentore marcio, accetto
protezione in questa notte africana
caldo e tremore
tagliamo il buio e un gallo,
poca luce, il vecchio fuma
un sigaro appassito.
| Salerno città dove non si tromba. postato il 07/03/2006 alle 17:36 da Scoppialimone |
Mi rendo conto ormai di vivere in una città alquanto particolare , camminando per strada cerco di incrociare gli sguardi delle salernitane che mi vengono incontro, ma non ci riesco . La salernitana media cammina con gli occhi fissi alle sue scarpe , incazzata e triste come se il peso del mondo fosse sulle sue spalle, si muove tra la folla come uno spirito in pena in cerca del modo di uscire dal limbo che la circonda e la soffoca. Non osare cercare di fermarla per farle un complimento o un sorriso perché potrebbe sfogare tutta la sua frustrazione su di te facendoti sentire una specie di maniaco sessuale . I motivi sono semplici : A Salerno si tromba troppo poco .Allora forza salernitane ritrovate il sorriso facendovi qualche scopata in più.
Non esiste persona più depressa di chi si inventa i motivi per esserlo.
Attimi, la sera precedente che non torna,

Bastoni e spari, gabbie e macelli
ancora, ancora da millenni
resistere, cuore aperto, alla malignità
del peggio, sapendolo
il male ha bisogno di imbecilli