BLOG DI POESIA, RIFLESSIONI E DISSIDENZA

Utente: supernatural
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sabato, 10 marzo 2007

Io poesia. ALIVENTO

Rispondo solo adesso, e vergognosamente in ritardo, all’invito di Erminia di scrivere sulla poesia. Ho tardato per impegni vari, anche fuori sede e per rileggere l'intervista a Fortini, e leggere quanto scritto da Erminia con attenzione.

 

La questione di cosa sia per me la poesia è ben più ampia di quella della necessaria coincidenza in poesia tra voce interiore e voce pubblica.
Comincio con la questione più contenuta.
 
Premetto che per voce pubblica intendo la poesia espressa e pubblicata, e per voce interiore la natura intima, il modo d’essere.
 
Io ritengo che la coincidenza tra voce interiore e voce pubblica non sia necessaria. Non lo sia, quanto meno, a livello consapevole, più precisamente la poesia non pesca solo nella tradizione dei segni e della letteratura, nella comunicazione, nell’esperienza, nelle emozioni, nei sentimenti, nell’io interiore inteso come ciò che siamo, vogliamo essere e che, in buona sostanza, appariamo a coloro che ci conoscono.
 
La poesia pesca anche in una strato più profondo, quello del ciò che siamo e non sappiamo d’essere, non abbiamo il coraggio d’essere o non vorremmo nemmeno mai consapevolmente essere, sonda quello che vorremmo fare o diventare, quello che temiamo di diventare o fare. Scava cioè nelle fantasie, nel desiderio, nella paura, nell’ego, e translativamente scava in tutto quello che pensiamo dell’altro come oggetto della nostra capacità d’empatia di comprensione, di immaginazione.
Quando la poesia scava in noi stessi, o si proietta dentro l’altro, può emergere anche il non piacevole, lo scandaloso, il disdicevole, il turpe, l’osceno, quando s’immedesima nasce la poesia di trasfigurazione, immaginazione, empatia e scriviamo come se fossimo, immaginando d’essere, altri. Ecco l’uso in poesia dell’io ed del tu scambiati, falsati in un continuo rincorrersi di inganno di ruoli, dire "tu" quando il poeta sta parlando al poeta ed "io" scrivendo di qualcun altro del quale il poeta immagina pensieri, emozioni, desideri o al quale il poeta vuol dire qualcosa.
Con questa visione ho fatto della poesia le mie ali, essa è diventata la mia capacità di volare sopra “genti, mari, monti”, è, oltre tutto l’altro che è, anche la mia libertà, inventiva, i miei desideri, la fantasia, i sogni ad occhi aperti ed ad occhi chiusi, le mie "allucinazioni".
 
La poesia mi dà un senso profondo di assolutezza da vincoli e oppressioni, da condizionamenti e preclusioni. La libertà di spaziare dentro un io che non sono io, stravolgendolo, alterandolo, forzandolo oltre i limiti delle convenzioni e giudizi, cercando di rompere gli argini di un rigido superio che governa e controlla ogni mia azione, da qui la propensione alla saggezza e la tendenza alla filosofia che emergono anch’esse spesso nei testi poetici.
Chi dice che i filosofi sono poeti ai quali si è esaurita la vena non si sbaglia molto.
Ma all’inverso si potrebbe dire che i poeti sono filosofi che non vogliono argomentare il loro pensiero.
 
Ma la poesia non è solo saggezza, è follia è possibilità di dire il non dicibile, pensare il non pensabile, delirare. E’ drogarsi di sé e dell’altro, d’altro, di noi, di totalità dell’ umano è spingere sull’acceleratore delle paranoie, delle visioni, dell’invenzione. L'uso delle immagini in tal senso è meravigliosamente duttile. E’ scrivere a ruota libera permettendo una sorta di comunicazione tra viscere e bocca, che crei corto circuito con il cervello e lo spiazzi, lo escluda, l’uccida, faccia emergere le parole come da un abisso di incoscienza. Ma è anche all’opposto riflettere, tentare la ricerca della verità, del giusto, del bello. E’ il conato di dire il sublime universale che è in ognuno di noi.
Certo con questa altalena paurosa tra intimo “non io”, autentico io e altro fuori di me, saggezza e follia, verità e fantasia, la poesia diventa un giro vorticoso che sembra catapultare il lettore in una sorta di “ottovolante”, si aggiunga poi una grande attenzione, un amore viscerale per le parole viste come sorta di materia da plasmare in una forma che dia la massima resa dell’intento e un’orecchio particolare per la musicalità del testo.
Certo mi rendo conto tutto quel che ho detto non vale riferito alla singola poesia, non vale sin dagli inizi della mia produzione, non spiega, e del resto non vuole spiegare, perché ho cominciato a scrivere, riconosco poi che c’è molta mia produzione di tipo lirico, c’è qualche caso di produzione impegnata nel sociale, ma soprattutto non esaurisce affatto il mio pensiero sulla poesia in genere e sulla mia in particolare.
 
Rileggo che ho molto scritto e non tutto quel che dico potrà essere gradito, condiviso o interessante. Mi fermo qui dunque.Una sorta di “prima puntata”. Rifletterò, magari aggiusterò il tiro, intanto vi propongo quanto sopra per sentire le vostre impressioni.

postato da: alivento alle ore 21:18 | link | commenti (21)
categorie: riflessioni, poetry, saggi, amici di erodiade

Commenti
#1   10 Marzo 2007 - 21:49
 
S'insegna sempre, in poesia, a diffidare della prima persona, degli aggettivi e delle rime. Sono paletti utili ma non impediscono le numerose e gradite eccezioni. Sono da prendere come direttive di massima dentro un quadro di interiore consapevolezza, che qui Ali dimostra d'avere in abbondanza. Molte di queste sue affermazioni sulla poesia le condivido e sono anche riccamente argomentate. Concordo con lei inparticolare quando dice che la poesia "non è solo saggezza, è follia è la possibilità di dire il non dicibile", "ma è anche all'opposto riflettere tentare la ricerca della verità"). In altre occasioni ho detto, anche qui su Erodiade, che la poesia nasce come terapia dell'autore, diventa terapia per il lettore e finisce per essere una ricerca di verità e di bellezza, un tentativo di decodificare il mondo...ma mi fermo qui poiché il discorso si allargherebbe troppo.
Antonio
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#2   10 Marzo 2007 - 22:10
 
Grazie Ali, di avere risposto con tanta disponibilità alla mia richiesta di dire cosa sia, per te, la poesia. In effetti è un invito che vorrei rivolgere a ciascuno di noi collaboratori, per stimolare una discussione in merito alle istanze che ci spingono a continuare a scrivere e a raffinare il mezzo, oltre il bisogno individuale espressivo di partenza. Domani leggerò con calma e cercherò di argomentare, sperando in un coinvolgimento anche degli altri nel dibattito stimolato dal post di Fortini, a cui Ali, comne già ho fatto io, adesso sta risponendo.
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#3   11 Marzo 2007 - 09:25
 
sebbene l'amica i.g. sostenga da quando ci conosciamo che io sia un poeta invero non lo sono e probabilmente neanche voglio esserlo ma.. c'è sempre un ma.. per scelta di vita faccio l'artista sorta di poeta del colore che mi impegna molto.. e questo breve ma corposo scritto dell'amica alivento mi fa meditare tanto circa il chi è l'artista o poeta o chissà chi.. fortuna vuole che ogni creativo non possiede certezze ma solo le incertezze amletiche del proprio cervello.. e se ha certezze assolute finisce nella tristezza infinita dei realisti sovietici.. tutti grigi.. asessuati.. noiosissimi..
roberto
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#4   11 Marzo 2007 - 09:58
 
Ci sono diversi post recenti da leggere con attenzione e su cui mi sembra importante e, direi, quasi inevitabile intervenire (importante per me, ovviamente...)
Su questo, poi, il discorso è assai composito e va affrontato con la dovuta ampiezza e con un minimo di approfondimento.
Purtroppo, questa, si presenta come una domenica di "nomadismo" forzato... per me, in cui lo schermo e la tastiera del mio p. c. saranno sostituiti, per buona parte, dalla visione costante del parabrezza e dalla familiare insidiosità del volante della mia Punto...

Rimando tutto a domani, perciò...
augurando a tutti, di cuore,
una BUONA DOMENICA.

francesco
utente anonimo

#5   11 Marzo 2007 - 15:27
 
bella lucida l'analisi di alivento e introspettiva. chiaro che la poesia ha a che fare con tutto questo.

sulla "voce interiore" vorrei dire: non esiste a priori, ma nasce dall'impasto originale con le voci del mondo. non c'è purezza in lei, bensi contaminazione che diventa scarto singolare. la voce pubblica nasce invece nella testa e, credo, non c'entri con la poesia. Sempre che si intenda, per voce pubblica, la posizione ideologica, morale, estetica eccetera del soggetto nel mondo.

gugl
utente anonimo

#6   11 Marzo 2007 - 17:47
 
Be' io ho fatto molta (poesia?) con l'io, gli aggettivi e le rime quindi, secondo certi canoni, sarei fuori dalla poesia vera e autentica (ora comprendo meglio quel che Antonio ha voluto dire con poesia-esercizio in un certo commento).
Il problema sta proprio nella difficoltà di spiegare cosa è o non è poesia. Nei millenni si sono susseguiti canoni ai quali dopo si rispondeva con altri controcanoni e così via fino ai giorni nostri.
Io non lo so perché mi ostino a scribacchiare. Molte cose espresse da Ali le condivido ma solo in parte come è giusto che sia.
Ora sto meditando seriamente che forse la cosa migliore (per me) sarebbe quella di tacere. Tutto mi sembra vano. Tutto mi sembra inutile. Che sia il silenzio la poesia più grande?
pepe
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#7   11 Marzo 2007 - 18:19
 
Stefano, grazie del commento, "bella" scritto da te su qualcosa di mio l'ho letto solo due o tre volte. Ne desumo che questo mio scritto è sfolgorante, dai silenzi avevo pensato invece d'aver detto cose fuori dal seminato.

Gabriele, il silenzio è una poesia meravigliosa. Specie quello pieno di contenuti, solo che non comunica. Circa la più volte esposta tua idea di smettere di scrivere, sapessi quante volte l'ho pensato anch'io, e non è detto che non lo faccia prima o poi. Non voglio convincerti a proseguire, dico solo sei sicuro che saresti in grado di smettere senza soffrire?

Circa voce interiore e voce pubblica, mi rendo conto, viste le precisazioni di Gugl, che ho fatto bene a chiarirne il senso in premessa. Ed il senso che io intendo mi sembra divergere da quello che intende Stefano.
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#8   11 Marzo 2007 - 20:01
 
Vorrei rispondere alla questione posta da Ali nel suo breve saggio, individuando quello che mi sembra peculiare del suo scrivere poesia. L’epifania con un mondo liberatorio, prima segreto ed interiore, quasi in sé compresso e claustrofobico, che trova finalmente uno sbocco, una falla nella rete dei rapporti obbligati legati alla lingua, nella incomunicabilità connaturata al linguaggio fatico, nella parola quotidiana funzionale, schematica e formulaica.

Mi pare una epifania il modo che Ali celebra e difende di esprimersi senza necessariamente rivelare, smascherare il complesso di eventi personali, come storia di istinti, di passato anche familiare, di sentimenti che animano appunto questo incontro con il linguaggio della poesia, incontro che si muove ovviamente per Ali come per tutti i poeti verso la scoperta difficile e faticosa della propria poesia.

Ali scrive coerentemente con questa esigenza espressiva: “… la poesia non è solo saggezza, è follia è possibilità di dire il non dicibile, pensare il non pensabile, delirare. E’ drogarsi di sé e dell’altro, d’altro, di noi, di totalità dell’ umano è spingere sull’acceleratore delle paranoie, delle visioni, dell’invenzione. L'uso delle immagini in tal senso è meravigliosamente duttile.”

Tuttavia, ha ragione Stefano quando precisa che la poesia come voce interiore è “impasto “ che “non esiste a priori”, essendo prodotto dell’incontro del poeta con le “voci del mondo”; fenomeno sempre intertestuale, la poesia come la vede Stefano (ed io) è impasto che non può prescindere dall’azione della scrittura che si fa governare dalla retorica e dalla stilistica, e infine si autoregola ponendosi verso l’esterno come pensiero di partecipazione al complesso che chiamiamo cultura. Complesso, che sempre si fonda - è fatale - su detti , convenuti principi morali, anche quando sembri volere gettare all’aria l’impianto stesso di detti principi, come fanno le avanguardie….Complesso, in cui partecipa la critica, che soppesa la parola poetica individuale e le sue contingenze/conseguenze/conseguimenti, anche quando sembri premiare in prima istanza la connaturata istintività e autoreferenzialità della parola artistica.

Infatti, la disciplina della forma che i liberi spiriti poetici devono apprendere ricorda la presenza nel mondo – anche in quello delle arti – della regola, della norma, del codice, della tradizione, della retorica e della stilistica – (siccome la poesia è ufficio di pubbliche lettere appartenente all’istituzione letteraria e mai fenomeno da cassetto) – norme e valori che afferrano a volte per il bavero l’Io ribelle del poeta sregolato e gli insegnano a parlare agli altri, degli altri, con gli altri.

Ha ragione Ali a chiudere il suo saggio, osservando: “Certo con questa altalena paurosa tra intimo “non io”, autentico io e altro fuori di me, saggezza e follia, verità e fantasia, la poesia diventa un giro vorticoso che sembra catapultare il lettore in una sorta di “ottovolante”, si aggiunga poi una grande attenzione, un amore viscerale per le parole viste come sorta di materia da plasmare in una forma che dia la massima resa dell’intento e un orecchio particolare per la musicalità del testo.”

L’immagine dell’ottovolante rende bene figurativamente la sensazione di vertigine che, a detta di Ali, “il lettore” esperisce, gettandosi nel vuoto della creazione altrui, per rapportarla a sé. Ma la vertigine, aggiungo, è soprattutto dell’artista che si getta in primis in questo vortice, azione che implica azzardo e coraggio, per venire fuori con un risultato ad effetto d’urto.

Il poeta che si forma deve tenere presente quest’azzardo, da una parte, per trascendere i propri limiti, verso il conseguimento di una propria (se pur relativa) autonomia espressiva; ma anche, credo, deve tenere a mente di avere un pubblico ferocemente critico, che da sotto lo guarda volteggiare impaurito sull’ottovolante, un pubblico che è di fronte anche quando il poeta si vede solo, si crede sguinzagliato.

In quel vortice, aggiungerei, si crea comunque senso, anche nel non-sense.
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#9   11 Marzo 2007 - 20:40
 
Erminia carissima. Grazie! hai scritto molto e bene. Hai richiamato e giustamente alla regola. Lo fa anche Stefano e spesso. Io li comprendo questi richiami e condivido persino, siete genitori verso il fanciullino. Ci un porsi come guida, numi tutelari della lingua, letteratura e tradizione, c'è rispetto profondo di tutto questo e l'invito a rispettarlo altrettanto.
Oh ma io me ne rendo ben conto, e vedo gli sguardi di chi guarda volteggiare il poeta spericolato e teme le cadute di lingua e di stile (quelle del poeta credo un po' meno), sentire il silenzio di chi sta ad osservare. Certi silenzi dicono molto più di tante parole.
Appunto per questo ti ringrazio delle tue parole.
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#10   11 Marzo 2007 - 20:42
 
dopo "ci" in terza riga manca "leggo"
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#11   11 Marzo 2007 - 21:19
 
Oh, no, Gabriele: il silenzio dell'umano per me non è poesia. Se per silenzio si intende invece il falso silenzio che è in quell'intenso brulicare di suoni e fremiti che anima la natura allora sì, lo è: è poesia. Infatti, quel silenzio ad ascoltarlo è prossimo ad un'orchestra....ditutti gli strumenti mai inventati...

ma tu qui intendi un tacere, ...e allora, no, non sono d'accordo: sarebbe un ripiego, una rinuncia. non abbiamo tutta la morte per tacere?
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#12   11 Marzo 2007 - 21:37
 
E' vero Erminia, il silenzio può essere carico di contenuti, ma non sempre il contenuto è poesia.
Rettifico quanto detto sopra.
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#13   12 Marzo 2007 - 12:24
 
Certo Erminia hai ragione mi sono fatto prendere un po' la mano. Intendevo che forse il mio silenzio è l'unica poesia vera che riesco a concepire (per me stesso). Scusate sto attraversando un momento di confusione. Quando rileggo quello che ho scritto mi viene un atto di repulsione. Mah è un periodo così. Spero di saper ritrovarmi.
pepe
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#14   12 Marzo 2007 - 14:06
 
secondo me, a proposito della "confusione" di cui parla Gabriele, credo che essa sia il rumore di transito da una poetica all'altra. Come dire: caro Gabriele sta imaturando una nuova idea sulla poesia e, dunque, dovrai prima o poi smettere di scrivere 'come facevi prima'. Naturalmente anche questo è un'illusione, perchè non smettiamo mai di scrivere, nello stesso testo, come prima e differentemente di prima.

ciao Erminia, condivido quanto scrivi al # 8.

in generale, vorrei rinviarvi al post che farò fra una decina di minuti ne lmio blog.

ciao

gugl
utente anonimo

#15   12 Marzo 2007 - 15:04
 
Prima ancora di leggere il post di Stefano desideravo fare una riserva.
Erminia esalta il concetto di manifestazione io quello di assolutezza. Sul punto io per prima desidero chiarire a me stessa le idee, per poi esporle in contrasto o forse chissà in linea con quanto detto da Erminia.
La riserva è nel senso che intendo ritornare sul punto.
Baci a tutti.

PS. Sai pepe, quello che dice Stefano è vero la confusione è utile per trovare un nuovo ordine.
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#16   12 Marzo 2007 - 21:46
 
Erminia dice "mi pare un'epifania il modo che ali celebra e difende" e ancor prima, "l'epifania con un mondo liberatorio prima segreto e interiore, quasi in sè compresso e claustrofobico, che trova finalmente uno sbocco, una falla nella rete dei rapporti obbligati legati alla lingua"

Il mondo compresso e coartato entro la lingua del quotidiano, le regole sociali, gli schemi convenzionali, ha trovato il suo sbocco in poesia ed è diventato epifania, manifestazione, rivelazione. Ma l'epifania è fenomeno che richiede un pubblico al quale manifestare qualcosa è dunque l'atto col quale si fa conoscere la poesia una volta espressa, la si rende pubblica.
Invece l'atto poetico non è percepito soggettivamente come epifania bensì come emersione, estrazione, liberazione dal fondo. La poesia è atto liberatorio dell'impasto interiore di voci, squarci e mostri. Che poi, una volta emersi si guardino pure dentro gli occhi,...questa è tutta un'altra storia. L'epifania è un momento successvo in cui, consegnando agli altri quanto prodotto, l'io poeta è già scomparso.
Almeno così credo...salvo confutazioni.
Ciao
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#17   12 Marzo 2007 - 23:05
 
Beh, io per epifania intendevo anche questo che dici tu, Ali: il manifestarsi all'io del talento, della spinta, della visionarietà. accade, come l'estasi, immagino, per alcuni. qualcosa si paventa, e questa qualcosa è la poesia che sempre necessita il venire alla superice dei sedimenti accumulatisi al fondo, vuoi nella storia personale, vuoi dal contesto.

Certo che in questo pozzo profondo, da cui tu senti provenire la gioia, l’euforia, la forza, la potenza espressiva, che si manifesta a te, innanzitutto, le cose non ci sono per caso, e nemmeno in senso atavistico, originario. In questo pozzo, che è la tua persona, il tuo linguaggio, la tua memoria, il tuo io, ci è piovuto qualcosa, molte cose. Qualcuno ci ha calato dentro qualcosa, nascosto perfino, interrato (un tesoro): lingua, genitori, famiglia, terra, cultura, mito, religione, eccetera.

Il pozzo è tale perché raccoglie l’acqua che sbocca da sotto, ma l’acqua che sbocca da sotto ce l’ha messa dentro la nude, la pioggia. Quello che è nel pozzo viene dall’alto. Ecco perché un famoso proverbio cinese che è anche una massima de I Ching recita.

“Si cambi pure pozzo: non si può cambiare la pioggia (che cade dentro ciascun pozzo).”

Questo perché la nube è romita, si muove, e l’acqua piove in tutti i pozzi ugualmente e pur trovando composizioni di terreno “diverse” l’acqua è la stessa.

Nulla esiste nella terra, nel profondo che non venga dall’esterno, o da cause scatenanti, extra. Anche la poesia che parrebbe scaturita dal profondo dell’Io viene in realtà da fuori, e all’esterno ritorna, presto o tardi.

Baci alla cara Ali. Mi piace questo scambio di opinioni.

erminia
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#18   12 Marzo 2007 - 23:12
 
gabriele, ha ragione Stefano: forse questa tua è una crisi creativa...hai visto '8 e mezzo', di fellini? insomma ce l'ha avuta grave e tragica fellini, la possiamo avere ogni tanto anche noi, la crisi creativa, crisi che appunto annunica e segna presumibilmente il passaggio da una forma all'altra della propria espressione.
hai mai eaminato in Otto e Mezzo la questione del "silenzio" posta da fellini nella famosa scena finale del banchetto?
baci, erminia
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#19   13 Marzo 2007 - 11:10
 
Ho letto con interesse sia il pezzo proposto da alivento che il commento n.8
Cos'è la poesia? Non lo so, forse è un tutto di quanto affermate.
Ciao Sandra
utente anonimo

#20   14 Marzo 2007 - 00:14
 
ah ecco dov'eri ali. ciao e brava.
un saluto a tutti.
R.
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#21   14 Marzo 2007 - 08:34
 
Ringrazio Alivento per questa interessante occasione di confronto. erminia
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Commenti
"Quando un amico chiede, non esiste la parola DOMANI" (G. Herbert)-- ERODIADE. POESIA, RIFLESSIONI E DISSIDENZA.E-mail: erminia.passannanti@talk21.com Copyright © Erminia Passannanti,2005 - Fax Roma : 0662204777 - "Quando un amico chiede, non esiste la parola DOMANI" (G. Herbert) ERODIADE. POESIA, RIFLESSIONI E DISSIDENZA.E-mail: erminia.passannanti@talk21.com Copyright © Erminia Passannanti, 2005 - Fax Roma : 0662204777 Tutto il materiale pubblicato all'interno di ERODIADE, laddove non diversamente specificato, è da intendersi protetto da copyright. ERODIADE non è responsabile delle notizie inserite nel sito da autori diversi dalla redazione. Gli autori della redazione virtuale hanno pari responsabilità di contenuti e pari facoltà di manipolazione e accesso alla struttura. Il numero e il nome dei collaboratori è strettamente privato e non compare in nessuna lista. Gli inviti a collaborare e le collaborazioni sono soggetti a sospensione e/o revisione se le presenze e le collaborazioni non sono sufficientemente assidue e mirate allo sviluppo del sito, in quanto la collaborazione a Splinder implica l'accesso alla struttura che può essere modificata solo da chi abbia interessi specifici ad essere parte attiva e costruttiva della redazione virtuale. Tutto il materiale, soprattutto quello pubblicato dalla redazione, è soggetto alle norme in materia di diritto d'autore. Non è raccomandata la riproduzione non autorizzata d’immagini, testi e icone coperte da copyright. ERODIADE declina ogni responsabilità per gli eventuali links esterni che possono portare l'utente in pagine non controllabili, nel contenuto e nel funzionamento, da parte della stessa. Tali links vengono offerti esclusivamente come servizio di informazione agli utenti. ERODIADE non accetta commenti scortesi e/o malevoli da parte di anonimi. Tali commenti saranno eliminati. Forme di dissidenza o disaccordo devono mantenersi rispettose della dignità e del valore altrui. Gli utenti di ERODIADE non sono tenuti a rilevare i propri dati, ma è apprezzata la firma nei commenti. Per ulteriori informazioni è possibile contattare Erodiade all'indirizzo e-mail: erminia.passannanti@talk21.com oppure alla mail interna al sito, supernatural@splinder.com