BLOG DI POESIA, RIFLESSIONI E DISSIDENZA

Blogger: supernatural
"If you can't say something nice, don't say anything at all" - Erodiade non è una testata giornalistica. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001.I commenti anonimi sono cancellati. Redazione: erminia.passannanti@talk21.com 0044(0) 7941 998057

Bottoni di accesso a funzioni comunicative

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

domenica, 04 gennaio 2009

Poema a due voci - Lucini & Passannanti

http://cache.20minutes.fr/img/photos/20mn/2008-06/2008-06-19/diapo_1RTX739S.jpg

G. : All’erta, popolo lezioso
che vivi un’effimera esistenza
di qualche mese soltanto
elettorale
poi t’infossi nell’oggidiano
come mitica patata per cinque lunghi anni
sotterra a maturare, all’erta!
un dio s’aggira fra di noi
sguardo corrusco, forte mascella
(fa la sua parte il trucco)
un dio che come ogni dio
s’e fatto da sé (e non ti lamentare
se cresce il prezzo della cocaina)
ed ha il potere di trasformare in oro
ogni monnezza, in senno
ogni cazzata, tutto per il meglio,
il mondo preso per la coda e rovesciato
perché lo sguardo si cambi
l’inizio diventi la fine e viceversa
la sostanza puzzolente di fogna
in qualche modo scoli,
e pur permanendo si disperda
di tutta questa merda
si faccian fiori, li si dipinga
con il blu del cielo
e il nero sullo sfondo
all’erta, un dio tremendo che sorride sempre
scintillano i suoi denti né sappiamo
cos’altro ancora scintilli nel segreto
(lo chiederemo alle veline,
ragazze di stomaco buono
a loro modo generose)
scintillano gli occhi e alto sui tacchi
domina le schiere vocianti
Alè, allelujà
io per di qui
tu per di là
l’importante e capirsi
conquistare la plancia del comando
dividersi la nave i bottoni
tu premi questo e io quest’altro
col mare in bonaccia è gran divertimento.
O capitano, mio dio e capitano
che dai a parole e prendi con la mano
che spilli ai polli per dare ai coccodrilli
a me l’immane compito
di rivelarti al mondo
nella tua essenza più vera
(è una minchiata ignobile
ma pure mi diverto:
faccio la voce grossa, insulto
non mi importa di fare l’isterico
sputtanato sono, più di una volta
l’importante è la palanca e giocare
truccando bene il mazzo).
Questo il mio impegno prima di salire
nell’alto dei suoi cieli disciolto nell’etere
angelo folle che magnifica e contempla
la verità per risputarla al mondo.
Un dio si aggira (eravamo a questo punto)
e non avete occhi
per vedere, orecchi per sentire?
Anche il segno di Giona è stato dato
per più volte dentro la pancia del mostro
per più volte risputato sulla spiaggia
(in extremis, ma che conta?
innocenza o prescrizione
medesimo è l’effetto: salva la facciata
la merda sotto il tappeto).
Popolo lezioso, che cosa mai ti fece?
In cosa ti ha rattristato?
Ti ha insegnato a salvare l’onore
palpando il culo alle signore
ti ha creato una realtà virtuale
ha resuscitato il comunismo per darti un ideale
di libertà, il fascismo
per darti uno stile di vita rigoroso
lasciar perdere la vecchia politica
e farti i cazzi tui
nel beato trastullo dei circenses
di tette al vento dimenticandoti il pane
(che te ne fai dei pane
popolo etereo nell’ascesi della risata?)
eri lì lì allo sfascio ma tanto felice
orgoglioso d’essere italiano e di contare
come il due di coppe quando briscola è fiori
ma che c’entra! qualcosa
che contava c’era, c’erano statistiche
c’erano finanze creative, sogni
materializzati nei registri e nei numeri
tutto un contare e ricontare
un andare e tornare di conti e riconti
tattiche e paratattiche di profumate matematiche
per nascondere l’odore della merda
e funzionava, perdio, se funzionava
mai ci fu un’era più felice
in questa depressa repubblica
come dice il “Times”).
Ora, popolo, s’aggira l’artefice
di tutto questo fra noi in incognito
e vuole rivelarsi – e tu
memore di quel dio minore
(teologicamente solo per un terzo)
che finì sulla croce
non farai questo errore!
non cederai ai ricatti
dei comunisti senza dio
che mi vogliono crocifisso sul satellite
e lui deriso, trattato come un uomo
qualunque, uno che soffre
il mal di denti o la colite spastica
che invecchia e perde i capelli e forse
orrore – pure muore
magari sul water in un mattino di primavera
leggendo un pornetto di nascosto da sua moglie

**

E. : Ahi, Paese decaduto - o mai esistito -
costruito sulla follia di Nero. Mani invisibili
t’hanno triturato dentiere e genitali, il tuo snodo economico
s’è inceppato, meccanismo d’oro non atto a funzionare.
L’antica idoneità a uccidere nemici atrofizzata, a sopprimere
l’identico è attrezzata. Ahi pornomane conformista,
stupratore di figlie, inetto relitto con ciglia finte e belletto.
Paese, segno puntuale di declino, d’ogni valore
hai fatto uno zerbino. Mangiatore di spade,
sputasentenze e fuoco, che t’arrampichi sugli specchi a vuoto,
incapace di rispettare tua madre. Bebè con una visione del mondo
indispettita, odi il tempo e la gente ivi compresa.
Rattristato da minime afflizioni, generi mostruose aberrazioni.
Ahi Paese, estinguiti, vai dannato al Creatore, crepa.

(copyright: Gianmario Lucini & Erminia Passannanti)


martedì, 30 dicembre 2008

Promise me...


mercoledì, 24 dicembre 2008

Gavin Keeney - A Christmas gift to Erodiade

WINTER SOLSTICE / SOLSTIZIO D'INVERNO - A gift to Erodiade's friends

http://i3.photobucket.com/albums/y88/icewomanfirst/nudo.jpg

"To be faster than time ..."

My lover comes at 9,
Tall and noble,
S/he arrives on wings
That no air knows,
No lyric has ever bestowed
With languid or liquid
Lines of prosody, rhyme,
Or paradoxical paradigm.
I will dress as s/he wishes,
Such to undress as s/he signals,
Yoked but not chained
To desire that's mutually bound --
In books, tales, stories --
Unbound, loosed, left to
Time's waywardness ...

S/he is a scintillating thing,
Animal and angel --
Without titillating words
Addressing things that have
No signs, nor phonetic
Equivalents to place by tongue.
To turn, then, to older forms
Of knowledge, of knowing --
Blind or blindfolded,
It matters not at all.
The low light, the candle,
The interior moon and stars,
Swirl and spin, flicker,
Flare, slowly fall toward
That grand eclipse of all
We've ever called Reason.

And that enigmatic smile,
The arched eyebrows, the thighs
That lengthen into night --
What covers night is not dark,
It is another light without light.
That secret wave that generates  
Night and day, day and night,
Is not uncommon analog
To what passes in and out of love.
A fire or a cataclysm wrought
By the nature in nature hid --
A blazing storm of atoms lost,
A raging blizzard, a bracing frost.

To all such ends, to all such mirth,
Turns Earth to ice or fiery blast.
For life is consumed in life,
And desire turns on silken feet,
Bids farewell and flies away;
No air is turned, no wing aloft,
No certain sign, no trace or pause.
Winged and gone, Love is Truth --
One knows it cannot abide time.


Gavin Keeney (12/21/08)  New York 
                                                             
 "Per essere più veloce del tempo ..."

Il mio amore arriva alle 9,
Alto e nobile,
Arriva su ali
Che non conoscono aria,
Nessuna lirica ha mai elargito
Con languidi o liquidi
Versi di metrica, rime,
O paradossale paradigma.
Mi abbiglio come richiede,
Mi denudo come comanda,
Attratti ma non incatenati
Al desiderio che l’un l’altro vincola  --
A libri, racconti, storie --
Senza restrizioni. Slegati, abbandonati
All’imprevedibilità del tempo ...

E’ scintillante cosa,
Animale e angelo --
Senza parole che allettano
Affronta idee che non hanno
Segno, né equivalenti
Fonetici da sistemare con la lingua.
Per attivare infine forme antiche
Di conoscenza, sapere --
Cieco o bendato,
Non importa.
Con luce scarsa, o a lume di candela,
Luna e stelle interiori,
Vortice,  piroetta, sfarfallio,
Fiammata, cade lentamente verso
La grande eclissi di ciò che abbiamo
Mai creduto esser la Ragione.

Il sorriso enigmatico,
L'arco sopraccigliare, le cosce
Che s’allungano nella notte --
Ciò che copre la notte non è il buio,
E’ un’altra luce priva di luce.
Quell’onda segreta che genera
Giorno e notte, di giorno e di notte,
Non è di rado analoga
A ciò che passa dentro e fuori l'amore.
Un incendio o un cataclisma battuto
Dalla natura, nella natura ascoso.
Una tempesta sfolgorante di atomi perduti,
Tormenta che infuria, avvolgente gelo.

A tutti questi fini, a quest’allegria,
Riduce a ghiaccio la Terra o a focosa esplosione.
Perchè la vita si consuma nella vita,
E il desiderio piroetta su piedi di seta,
Offre addii  e vola via;
Immota l’aria, nessun’ala sospesa,
Nessun segno certo, nessuna traccia o pausa.
Alato e trascorso, l'Amore è Verità --
Non sa resistere al tempo, lo sappiamo.


Traduzione Erminia Passannanti 25.12.2008    Oxford                                                                  


venerdì, 19 dicembre 2008

GIAN MARIO LUCINI - UN INEDITO

http://i105.photobucket.com/albums/m213/angelaxcaso/VECCHIA.jpgSe ne va la notte dal mare e libera l'alba
che oggi sorride come un'anziana
malata da dietro la persiana
socchiusa sul mondo che l'ignora

Ma quando verrà la sua ora tutti sapranno
e il vecchio marinaio davanti al solitario
dirà le sue lodi e d'averla conosciuta
"fu un'alba soltanto ed ero molto giovane

Amelia Rosselli letta da Erminia Passannanti

http://www.dinoignani.net/immagini/poeti/amelia_rosselli.jpg

da Documento (1976)

 

Se mai nella mia mente disperazione

ebbe luogo: se mai nel mio cuore dubbio

ebbe posto: se mai nei miei piedi forza

urtò: se mai nella mia lacerata mente

si curvò l’uragano.


lunedì, 15 dicembre 2008

Marcello della Corte - Vetrata

http://api.ning.com/files/-*Hlu*4unijmqGwbVo6NeLf7CX2Np*002v7nCzy0Ljeu84KEG8WZXEBaiYiF5DVZE0OpuwQCp0Kovv2FT-irQd5KF9XvB9QJ/Holywindows.jpg

postato da: mdellacorte alle ore 20:47 | link | commenti
categorie: fotografie, artisti erodiade-compatibili
sabato, 06 dicembre 2008

THE BEAST - by GAVIN KEENEY

http://www.fraterslibertas.com/Images/Separated/nosferatu.jpg

The Beast
Is trying
To kill us --
It doesn't want you
So much
As your children ...
There are too many
Of us,
Too many for
The fiction
Of democracy.
But many
Are deranged
Anyway --
Almost lost
To humanity;
Not dead,
But walking dead,
Lost to anything
That might
Frighten the Beast ...

Conspiracy theorists
Abound,
They see dark circles
Under their own eyes --
They see sinister plots
In every overt
Paradox --
The loss in gain,
The death mask
In redemption,
The ploy in Capital's
Bogus largesse ...

But Capital is
The Grand Cross,
The crucifixion of truth,
The great excuse,
The penultimate lie --
As there is no
Surplus value
In anything,
Other than Spirit
Known to Spirit ...
And Hegel is long
Dead and gone,
And he told us
To throw his book
On the fire ...
It is time --
More so than ever,
To toss the dialectic
Into the sea --
No sea could ever
Consume it
Other than Capital,
The sea without
Borders ...

Capital wants
To eat us,
To devour our souls,
To turn us into
Slaves and robots --
The latter a sign
Of the utter depravity
Of humankind
Turned to machine,
The twist and turn
Of what is
Otherwise known
As Mammon ...

But not to lecture,
Nor portend
The apocalypse
Always coming --
But to say,
Dear friends,
Capital wants
To kill us --
To save itself,
To cut its losses,
To sever the chord
To anything Real ...

GK (12/04/08)

mercoledì, 03 dicembre 2008

Dolore e senso ne Il Diario di Mary ed altri racconti, di Menotti Lerro

Dall'Introduzione di Erminia Passannanti (Oxford 2 dicembre 2008)

http://www.thehollywoodnews.com/images7/2003/magsis.jpg
Questa raccolta di racconti consolida il legame che Menotti Lerro mantiene con la tradizione italiana verista, e conferma altresì la tendenza dell’autore al romanzo di formazione, sul modello goethiano de I dolori del Giovane Werther, che si avvale ora dello stile epistolare-diaristico, per comunicare al lettore pensieri ed impressioni dei personaggi, ora della cronaca di viaggio, per conferire direzione e senso agli sviluppi delle scelte esistenziali da loro intraprese, come avviene nel romanzo Augusto Orrel, pubblicato nel 2006 con Joker.

Il volume contribuisce alla ricostruzione dell’edificio familiare decaduto, e rappresenta un secondo ciclo di verifica del suo valore originario. Questi racconti familiari, suddivisi in tre sezioni – Il diario di Mary, Le spine della mente, e Storia di un cilentano in giro per il mondo – realizzati, in parte per mezzo di una scrittura travestita, e, in parte, tramite un autobiografismo romanzato, hanno come protagonisti giovani “eroi” di provincia della contemporaneità, ritratti nel processo del travaglio esistenziale. Il lettore è posto dinanzi a percorsi di crescita che s’intersecano all’interno di un nucleo principale, ovvero di un ceppo familiare non lineare e compatto, ugualmente travagliato, in cui, tuttavia resiste l’affetto del sangue e delle comuni radici, malgrado i moti di ribellione ora tragici ora patetici di questi giovani per l’affermazione del proprio diritto ad esistere e a distinguersi, a dispetto della malvagità che prevale all’esterno e che, di riflesso, investe i già fragili equilibri familiari.

La dimensione della ricerca di una propria identità e di un proprio destino, che al contempo garantisca una diramazione di merito quale riscatto morale per il singolo, è segnata costantemente dal dolore che questa ricerca comporta e da continui rimandi allusivi a traumi infantili e adolescenziali taciuti, che segnano il passato ed il presente, minacciando il futuro, come ferite inflitte da chi più dice di amarci. Oltre a ciò, si avverte in modo quasi concreto, ruvido, la difficoltà dei protagonisti, originari di un paesino del Cilento, Rocca, di pervenire a soluzioni permanenti e chiare, che diano risposte ai dubbi del presente. Tale ruvidità che assale e graffia la tenerezza dei vinti è una precisa scelta di poetica, per Lerro.

Il tempo dei protagonisti di questi racconti è, dunque, la giovinezza, che si rispecchia nel tempo ormai scaduto dei vecchi, dei loro sacrifici, dei loro fallimenti, dell’impatto che questi hanno sui giovani, incombendo come ombre sinistre sulle loro speranze, dunque incutendo timori e tremori. Si percepisce nettamente nelle pagine di questi scritti un senso sacro dell’esistenza e degli affetti, di un tipo non imposto da nessuna religione istituzionale, bensì inculcato da una sensibilità che nutre un rispetto innato e profondo per la vita, specialmente per quella degli umili, guadagnata a costo di una strenua lotta.

Si percepisce altresì una dimensione di costante crisi, soprattutto nella voce del personaggio femminile de Il diario di Mary, che si traduce in una situazione d’emergenza psicologica, la quale mette a rischio la sua partecipazione al mondo e al proprio tempo, senza tuttavia privarla di lucidità e coscienza di sé. C’è un tentativo di rappresentazione della psicologia del disagio mentale ritratta da un punto di vista femminile che si dichiara credibile e veritiero –  da cui la scelta del falso diario, e della confessione. Esperimento di voce travestita che a me sembra non solo sentito, ma riuscito – e che, come dicevo, viene affidato al mezzo diaristico-epistolare (ma le lettere di Mary alla sorella Luan restano perlopiù relegate alle pagine di diario, come a rivolgersi ad un alter-ego interpellante verso cui Mary nutre pudore).

La scrittura de Il diario di Mary analizza, infatti, denudandosi, il confine doloroso tra la propria tormentata interiorità e l’esteriorità del mondo degli altri, avvertita come sfida proveniente da una sfera sociale in rovina, deformata da rozzi rapporti d’interesse e corrotta ulteriormente da pregiudizio ed ipocrisia. Si tratta di un mondo che sembra promettere amore, ma che infine genera violenza e sofferenza. Ciononostante, questa scrittura rimane nel dominio dell’estetica tardo-romantica perché drammatizza le brutture dei rapporti umani, conferendo loro il fascino del male, con spasimo e desiderio.

Mary è fisicamente impedita dagli eventi, delusa, ha arrestato il suo cammino e vive in apprensiva attesa di un tempo felice, soffrendo di tale condizione esistenziale di stallo che evidentemente l’affligge, diversamente dal fratello degli 11 brani della Storia di un cilentano per il mondo, il quale continua la sua ricerca e lotta per la soddisfazione della propria ambizione e delle proprie ardenti passioni. Il viaggio non lineare di Mary è anche tutto interiore, bruciante, piagato, spesso delirante, come quello di una poetessa o di una mistica che infine trova una via d’uscita nella necessaria normalità che impone il distacco da casa e dal paese d’origine: “Sorella mia, credimi! Da quando lavoro dalla zia, la mia vita è quasi normale e le immagini distorte della mia mente sembrano un po’ meno cupe.” (“17 novembre”) 

Un’altra donna entra continuamente nel dialogo immaginario tra queste due sorelle, la madre, vittima della sua epoca, del luogo, delle condizioni economiche non del tutto favorevoli, ma il cui amore generoso è punto di riferimento per tutti i giovani che si narrano e che sono narrati in questi racconti:

Che bello Luan, lasciare un po’ questa casa, anche se in realtà sono un tantino in pena per la mamma, poiché lasciarla sola in balia di questa pazzia mi spezza il cuore. Ma lei, come sempre, non se ne rammarica e il suo unico pensiero è quello di mandarmi via di qui, asserendo che è la sola mia possibilità di salvezza. Ti bacio forte, Mary (“1 novembre”)


Da lettori, tuttavia, nel conoscerne gli affetti, i pensieri e le paure, non possiamo non riconoscerne la forza del desiderio e insieme del rifiuto, che è lotta mentale, misteriosa, ed al contempo quasi corporea, vortice di una volontà di vita che si autointerroga fino a sfinirsi, alimentandosi di una dialettica degli opposti.

All’interno di questa struttura di racconti di giovani individui, giunge tragico e comico al contempo il racconto di un vecchio, ne I pensieri di un pazzo, e conclude il resoconto della sua vita in manicomio con queste parole che indirizza ai figli:

La pazzia non è come le altre malattie? È forse la pazzia la malattia meno onorevole? Io mi ammazzo! Ecco qua, scrivo una bella lettera d’addio ai miei figli e mi ammazzo. Spero che capiranno.


Manicomio, senza data, intorno alla fine del mese.

Cari figli miei, vi voglio un mondo di bene. Qua dentro il tempo è più lento e quindi voi sarete certamente più vecchi di me. Lo so che mi avete aspettato tanto, ma qui non lo capiscono che sono guarito e quindi mi tengono con la forza. Eh già, proprio con la forza, visto che quando insisto che vorrei uscire per vedervi mi riempiono di botte e mi legano come un salamino. Ma adesso non vi spaventate, che papà è forte e perciò non gli fanno tanto male. Ah, quanto è amara questa vita! Arriva uno, ti dice che sei pazzo, e in un attimo la tua vita è finita. Per non parlare del dolore che si infligge ai familiari. Che io lo so che avete sofferto molto. Lo so che vorreste che non mi arrendessi e che ci rivedessimo in questo mondo, ma le cose non sempre vanno come speriamo. E io sono stanco di sperare. Perdonatemi, ma non ce la faccio più! Poveri figli miei, adesso come farete quando papà non ci sarà più? Io vi penserò sempre e dal cielo vi proteggerò. Anzi è meglio che io stia lì, così vi potrò guardare sempre…


Addio, papà.

P.S. Speriamo che non mi rinchiudano pure là…


Infine c’è, in questa nuova opera di Lerro, una volontà di coerenza e serietà morale, oltre che stilistica, come recupero della dignità delle proprie radici. Ed è una volontà di verità anche linguistica – che si dipana all’interno del discorso sul vissuto e concede la parola agli altri, affinché anche chi non può farlo possa esprimersi per procura – un verismo espressivo, con i suoi colloquialismi, le sue accorate effusioni, i suoi timori e i suoi trasalimenti emotivi. Quando a parlare sono i vecchi, li si ascolta in tutta la loro amara saggezza e sensata rassegnazione; quando a prendere la parola sono i giovani, si avverte, pur nel salto generazionale, una continuità etica, complicata dalle tipiche elucubrazioni dell’animo giovanile che si proietta in un altrove utopistico.

In questo immaginario, ripeto, non manca un saldo senso del presente, che preannuncia la possibilità, che la narrativa verista sa concedere, di una comprensione potenzialmente salvifica del reale, perché là dove c’è tale intensità del dolore, dell’ispirazione, della compassione, dell’intenzione artistica, c’è anche un amore infinito dell’altro, che è amore per il mondo nel suo molteplice consegnarsi alla nostra esperienza e al nostro giudizio.

Oxford 1 dicembre 2008

[Il volume di racconti, Il diario di Mary, di Menotti Lerro, è di imminente pubblicazione con le edizioni Zona]

domenica, 30 novembre 2008

THE WATER - GAVIN KEENEY

http://www1.istockphoto.com/file_thumbview_approve/4389253/2/istockphoto_4389253-lovers-in-disguise.jpgTHE WATER

I only go
To the Conservatory
Water when
It's raining
Cats and dogs --
'Cause there
Are too many
People/tourists
Thereabouts,
Strolling about;
Strollers, dogs,
Cellphones, and
Stray bobcat
Waiting to devour
All of this ...

But I digress,
No bobcat has
Appeared in
The Park
In ages --
Though tomcats
Do, and coyote
Fare badly,
The last shot
With darts,
Taken to the Zoo
In handcuffs
To succumb ...

Yes, he died,
And the tabloids
Screamed
Bloody murder,
For days, if
Not weeks,
And Parks denied
Complicity,
Of treating him
As terrorist,
Though they
Hunted him
Night and day,
Following trails
Of feathers
And bones ...

I used to meet
With you
In my thoughts
At the Conservatory
Water, occasionally --
But there's
One time
That stings
All memory --
A wailing squall,
An Almodovar film,
Missed,
A slow walk away
To nothing,
Yet a freedom
I'd never foreseen ...

And yes, I met
Her as well,
And her as well
(But in the flesh)  ...
This place
The place
Where bereft
Of Reason
I'd go to seek
The Angel's
Appearance ...
And s/he'd stir
The waters,
Or silver
The surface,
Or streak
The shallow
Knee-deep abyss
With rain --
And when
Australia called
But I feared
The voyage
The same waters,
Silvered, calmed,
And you I mis-recall
In cab pounced --
But you saved by
Wholly other means,
Those that escape
Every scenario,
Every scene
We do not play,
We cross,
Or deny ...

My Love,
For all time
Engraved in
The coppery tints
Of that water
And of that time,
Etched in memory
And lost in signs
Recursive, slipping
Into entropy
And negativity,
Is everything
We didn't do ...

These days
I praise
Saying 'No' --
The negative
Embraced,
The slow escape,
The move
To retire,
The high dialectic
And motive expired ...
But in rhyme,
Here and
Elsewhere,
I lie through
My teeth
Soon to fall
From my jaws --
For love is
Forever
And pride is
Its own reward ...

GK (11/29/08)
PHOTO BY Copyright: Alexander Hafemann

giovedì, 27 novembre 2008

ALBERTO CASADEI - GENETICA

Primo movimento

 http://digilander.libero.it/xmisteri/images/fantasmi.jpg

I. (Un altro ritorno)

Pensare come infinito
l’illogico prodursi
di miei nuclei, epiteli e atti
-    giallo, rosso, grigio, leggo: “Arrivals”, freccia, destra OK.
Il sublime pensare pensarsi induce
alla negatio cordis et corporis: vivere è
consegnare il tagliando celeste,
la mano sfiora la guancia, saluti, sorrisi,
tempi rifusi.
E pensieri mentre il motore
assume posizioni previste, realizza scambi
di fluidi e miscele, banali
miracoli. Andare, vanno, come necessario,
macchie di luoghi vesti voci per
essere lì.

E si profila finalmente la sagoma,
del riparo, della casa abitata da ora o
da milioni di anni, baci, risa,
bossi a distanza regolare,
mattoncini di cotto rossastro, poi
sfere armillari esigono
altri geni, fini, tentativi
di rendere misura adeguata
il caotico susseguirsi che fonda
i corpi.

Io vi guardavo da lontano,
non sembravi più moglie,
non sembravi più figlia,
troppo passato il periodo
della vicinanza costante e
fedele, e ora vi guardo come
ombre ritornate, il vestito
di cotone stampato, il dolce
muoversi delle labbra, “eccoci”,
accarezzo il tessuto vitale,
il delicato atteggiarsi dei volti,
leggo quanto tempo normale è trascorso
negli occhi di chi ho generato.

L’identità lunga dell’amore
non sostiene i minuscoli dissesti,
e solo cercando ancora più
a fondo nel bene trasmesso,
nell’eredità che collega il prossimo
e l’inizio, e io con io fino al
diventare tu,
solo sperando nel connettersi
e combinarsi e cercarsi
si chiude forse il circolo
che sigilla il ritorno.



Si ringraziano l'autore e l'editore Aìsara di Cagliari.
Il  libro sarà' presentato a Roma nell'ambito della rassegna Più libri più liberi
8 dicembre  12.00  Spazio Isola dei Libri
'Alberto Casadei e Alessandro Giammei: Due generazioni di poeti a confronto.'

mercoledì, 26 novembre 2008

Rina Accardo - due poesie

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b6/Lilith_(John_Collier_painting).jpg/275px-Lilith_(John_Collier_painting).jpgFEMMINILITÀ

Lava di vita,
flusso sensuale
avvolge.
Gravida carezza,
luce si impone
in un urlo soave
che scorre i gradini
di una vita
ignara non più.
Fiume magmatico
appartiene al suo mare.
Moto ondoso
di femminilità audace.
Carnale vitalità
vola alta,
in trame cromatiche,
oltre un fraseggio
intinto di smeraldo,
in un oltre sperduto.

domenica, 23 novembre 2008

A better view - by M Della Corte




sabato, 22 novembre 2008

GAVIN KEENEY - THE GRAND INQUISITOR


http://www.jmg-galleries.com/blog_images/121506_ny_christmas_madnes_532c.jpg

New York, November 2008,
And Christ has returned
To sow discord
In Peter Brook's
The Grand Inquisitor,
Like Bernard Shaw's
St. Joan, to torment those
Who've condemned
Truth to death.

It is Dostoyevsky's
Vision of truth,
A moral leap beyond stars,
The Inquisitor the Church --
Yet today the wholly unholy,
Mammon and Capital,
The State and its tyranny.

Three temptations embraced:
Bread, mystery, authority.
These extreme times untimely --
The existential rift and tear;
All to test will and poverty
In concert with conscience
And sovereignty.

This, the ultra boon
To bondage --
The few resist,
The many succumb.
But purity is not a
Ring round Saturn,
Nor motives imputed,
A threat but random.

The Inquisitor shrieks,
Condemns, and torments,
Enslaves and claims
To suffer for it --
To rule is to die
To another kingdom,
To Babel and to boredom.

The West is doomed
To certitude
Of self and what
Is platitudes --
The capitalist beast
Has played its hand,
And hat in hand
With head in sand,
It circles moons
Enslaving lands.

We stand before
An opening wound,
A door, a shaft,
A tunnel round --
This curious mix
Of truth and lie
Confounds both mind
And wanton wiles.

Cult and chaos,
Feverish whims,
Foregone dreams
And diabolical dim
Witted souls
Embrace the freedom
To demolish freedom --
And cut the chord
That links all time
To what remains
When time ends time.

We stand before
That war in wars,
Again we chance
That time to chance,
As wickedness
Regroups and ducks,
To seize once more
What's left untouched,
To plunder further
All that's known
But never owned
Nor rarely bound.

Each slip, degree
And noose hung round
The neck of life
More tightly wound
Till capital kills
Everything --
Each life, each
Sign of anything.

The Inquisitor,
Though kissed
By Christ,
Though given to rage,
Though quick to frighten,
Condemns himself
In letting loose
The tightening noose,
The claim and game.

And now it's clear
That what is fought
Is a war in Heaven
Not for the Given,
But for the unforgiven
Bequest, rebellion,
Dominion, and
All the rest --
The unequivocal turn
Toward what
Simple domination kills,
Simple strangulation wills
Into being,
Its opposite.

And Christ awaits
This revelation --
That the beast
Turns upon itself,
'Cause it reaches
Its own bloody aims
And on that threshold
Touches oblivion --
To turn away
And say 'No more'.

GK (DRAFT 11/21/08)

New York, novembre 2008,
E Cristo è tornato
A seminare discordia
In Peter Brook's
Il grande Inquisitore,
Come Santa Giovanna di
Bernard Shaw,
per tormentare
chi ha condannato
Verità a morte.

È laVisione della verità
di  Dostoevskij
Un salto morale al di là delle stelle,
L'Inquisitore della Chiesa --
Ancora oggi assolutamente diabolica,
Mammon e Capitale,
Lo Stato e la sua tirannia.

Tre tentazioni abbracciate:
Pane, mistero, autorità.
Questi estremi tempi imperituri --
La frattura esistenziale e lo strazio;
Tutto a provare volontà e povertà
In concerto con la coscienza
E la sovranità.

Questa, enorme vantaggio
Per schiavizzare --
I pochi resistono,
I molto soccombono.
Ma la purezza non è un
Anello intorno a Saturno,
Né motivi figurativi,
Una minaccia a caso.

L'Inquisitore grida,
Condanna, e tormenta,
Schiavizza e sostiene
Di soffrire per farlo --
Comandare è morire
Per un altro regno,
Per Babele e noia.

L'Occidente è destinato
Alla certezza
Di sé e di ciò che è
Banalità --
La bestia capitalista
Ha svolto la sua parte,
E cappello in mano
Con la testa nella sabbia,
Accerchia lune
schiavizzando terre.

Siamo dinanzi
A ferite che si aprono,
Una porta, un albero,
Un tunnel a cerchio --
Questo curioso miscuglio
Di verità e menzogna
Confonde entrambe la mente
E le sfrenate astuzie.

Culto e caos,
Febbrili capricci,
Scontati sogni
Diaboliche fioche
scaltre anime
abbracciano la libertà
Per demolire la libertà --
E recidere la corda
Che collega tutti i tempi
A ciò che resta
Quando s’autodistrugge il tempo.

Siamo dinanzi
A una guerra nelle guerre,
Ancora una volta speriamo
Che il tempo cambi
Mentre a stuoli
Si raggruppano e si abbassano,
Per cogliere ancora una volta
Ciò che è stato lasciato intatto,
Per ulteriori saccheggi
Di tutto ciò che è noto
Ma mai posseduto
Né lontanamente vincolato.

Ogni errore, grado
Cappio appeso attorno
al collo della vita
Più strettamente  ferisce
Intanto che il Capitale uccide
Ogni cosa  --
Ogni vita, qualsiasi
Segno di qualcosa.

L'Inquisitore,
Sebbene baciato
Da Cristo,
Anche se arrabbiato,
Anche se facile da spaventare,
Condanna se stesso
Per avere allentato
Lo strangolante cappio,
La richiesta e il gioco.

Ed ora è chiaro
Che ciò che è combattuto
È una guerra in Paradiso
Non per il dato,
Ma per il non perdonato
Lascito, la ribellione,
Il dominio, e
Tutto il resto --
La sua inequivocabile svolta
Verso ciò che
La semplice dominazione uccide,
Il semplice strangolamento costringe
Ad essere,
Il suo contrario.

E Cristo attende
Questa rivelazione --
Che la bestia
Si volga contro se stessa,
Che raggiunga
I propri sanguinari obiettivi
E su tale soglia
Tocchi l’ oblio --
Per allontanarsi
E dire 'Mai più'.


(TRAD. E. PASSANNANTI 11/23/2008)

venerdì, 21 novembre 2008

Moretti, cinema e politica

- di PAOLO D'AGOSTINI (Repubblica)

Moretti, cinema e politica "Io, Veltroni e il Caimano"
Incontriamo Nanni Moretti alla vigilia del Torino Film Festival che dirige per il secondo anno. La conversazione nel suo ufficio (ha sistemato davanti a un imponente schermo il lettino da psicanalista di "La stanza del figlio", per svolgere comodamente le funzioni di selezionatore) è tranquilla e generosa come un tempo non sarebbe stata. Si comincia dal cinema d'autore nel senso di personale e non-industriale ("Che vince come dimostrano "Gomorra" e "Il divo""). Si passa alla feroce antipatia per il Festival di Roma ("Prepotente, ora come prima del cambio politico"). Si continua sull'esasperata personalizzazione torinese che ha sicuramente fruttato "visibilità" ("Quale personalizzazione? E comunque non è colpa mia"). Si passa alla televisione: da spettatore ("E' tutta uguale e livellata verso il basso") e da ospite col contagocce ("Vado dove mi sento meno a disagio").

giovedì, 20 novembre 2008

BACH IL KANTOR da L'UOMO PIU' LIBERO DEL MONDO



Bach il Kantor
componeva e suonava
per la gloria di Dio solo
ma usava musica profana.
Si spandevano
le note dell'organo
nell'alto
di volte gotiche
le cui cuspidi
si erigevano imponenti
e maestose
nel plumbeo cielo nordico.
Ma sfuggivano
le note profonde
alle orecchie d'asino
di ottusi luterani
che si ritenevano fini,
per giunta.
Il corale
diveniva soggetto
ma il Director musices
si addormentò
quando appena si destava
il mondo.

Paolo Fedeli, 1985

sabato, 15 novembre 2008

Paolo Fedeli

Da IL CAVALIERE DELLA RAGIONE (in uscita)
SCENE
http://www.bsimple.com/shout1.JPG

Il passato - I

Tifava il bischero
per gli aiatollà,
stupiva i bischeri
della mia città.

"Brigate rosse" urlava
come fosse
un guerigliero tupamaro qua.

lunedì, 27 ottobre 2008

GAVIN KEENEY - THE STATE

http://static.metal-archives.com/images/1/2/5/5/125514_photo.jpgIt is obvious
That people are not
Sufficiently intelligent
To govern themselves,
Which is why
The State exists,
And why the same
People suffer
Ignominy and anomie,
Giving over the
Right to rule
To others less capable,
To Leviathan and Mammon,
To the demi-urge
They have created;
Rule and compass,
Law and writ.

sabato, 11 ottobre 2008

Pasquale Vitagliano - San Sebastiano

http://dulwichgalleryfriends.files.wordpress.com/2008/04/reni-st-sebastian.jpgNella mia memoria
hai versato il seme
del tuo dolore.

Le corte mani
sono state il nido
di due occhi vaganti.

Squilla in cielo
una campanella.
Ad annunciare le ali
per un San Sebastiano
che in terra l'amore
fece pazzo.

Lì dove stavano le frecce,
sono spuntati i fiori.
E sul tuo panno nero,
suggerito dai tuoi occhi,
ho cucito due
verdi bottoni.

lunedì, 22 settembre 2008

Gavin Keeney - Spectral Civil War

http://www.3mgrafica.com/1968/immagini_1968/est2_s.jpgSPECTRAL CIVIL WAR

I would walk to the Park
But I'd find all the people
I do not want to see.
In walking there I'd see
All the people who
Weren't yet there,
The same horde or multitude,
As if numbers might ever
Connote a People.
Yet the point is never quite lost;
The horde and the multitude
Will never deliver much at all,
Anything of singular value,
Until that grey sea has faces.
Individuation is subjectivization,
A truism wrapped in its doubling,
And economic determinism
Is the means by which
The horde is lashed and cast adrift
On ghost ships forever waging
Spectral civil war.

I would go to the Metropolitan,
Where I became a member
In a moment of weakness
(Or insanity) this past Summer,
But the same horde is there,
As Art spectacle is part and parcel
Of shopping, eating, and drinking.
I was at the pub, briefly,
To toast the late afternoon,
And the television was on,
The New York Giants about to win
In overtime, by a single point.
I left before that final kick,
When they cut to a commercial.

The solitary places are dying,
Or filling up with noise and chaos,
Spectacle upon spectacle;
And cities are quite lost to humanity
(That abstraction that passes as horde).
As each day that rolls by,
As sun passes quadrants etched
In blue ether (Solstice, Equinox,
Solstice, Equinox), lithely,
Everything flows into Nothing,
Except the menace that is worlds,
The lock-step of the grazing, dazed --
The great leap into nothingness,
Is compensatory rite and ritual
Of markets and media,
Of buying and selling air and light,
Birth rights and days,
That free market now collapsing,
That speculative elan of capital
Loosed to circle planets and
Erase time, with space enough
To fall forever hellward.

The market rate for life is dimming,
A blood-red tide creeps Westward,
The merely preposterous
Whims of the multitude
Crash onto vacant shores,
Shipwreck upon shipwreck,
A People reduced to data,
To economic units in a global charade,
With the same tide obliterating everything,
Both Master and Slave.

GK (DRAFT 09/21/08)

venerdì, 12 settembre 2008

FRANCO FORTINI - VERIFICA DEI POTERI

http://www.spauda.lt/bible/saints/teresa/bernini.jpgVorrei che nessuno si scandalizzasse perché in queste pagine passano locuzioni e modi del linguaggio della religione e della metafisica. Non li impiego a caso. M’aiutano a manifestare una continuit